Il peccato originale

Nel racconto biblico della creazione si legge che il primo uomo – androgino -, Adamo, viene posto nel giardino dell’Eden, di cui tra i tanti alberi sono espressamente menzionati l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male. Per capire bene questo racconto mitologico è importante tener presente che Adamo non è uomo, ma androgino. È l’essere umano globale, non ancora soggetto alla polarità, non ancora diviso in una coppia di opposti.

Egli è ancora una cosa sola con tutto ¦- e questo stato di coscienza cosmica viene descritto con l’immagine del paradiso. Sebbene Adamo viva ancora nell’unità della coscienza, il tema della polarità è già presentato dai due alberi.

Il tema della separazione ricorre fin dall’inizio nella storia della creazione, in quanto la creazione avviene attraverso divisione e separazione. Infatti il primo racconto biblico relativo alla creazione narra solo di polarizzazioni: luce/tenebre, acqua/terra, sole/luna. Soltanto dell’essere umano ci viene detto che fu creato ” come uomo e donna “. Però via via che la narrazione procede il tema della polarità diviene sempre più evidente. Avviene così che Adamo sviluppa il desiderio di manifestare una parte del suo essere e di farlo divenire formalmente autonomo. Un passo simile significa già perdita della coscienza, fatto che viene espresso nella Bibbia dicendo che Adamo “cade in un sonno”. Dio prende da Adamo, che è intero e sano, un lato e ne fa qualcosa di autonomo.

La parola che Lutero tradusse con ” costola ” è nel testo originale ebraico tselah = lato, fianco, ed è parente della parola tsel = ombra. L’uomo intero, sano, viene diviso in due aspetti formalmente diversi, che vengono chiamati uomo e donna. Però questa separazione non arriva fino in fondo alla coscienza dell’uomo, perché la differenza non viene capita in quanto sono ancora nella totalità del paradiso. La separazione formale è però premessa per le lusinghe del serpente, che dice, alla donna, il lato femminile e quindi la parte ricettiva dell’essere umano, che gustando l’albero della conoscenza l’uomo avrebbe avuto la capacità di distinguere tra bene e male, avrebbe cioè acquisito la conoscenza. Il serpente mantiene la promessa. Gli esseri umani conoscono la polarità e conoscono bene e male, uomo e donna. In questo modo perdono l’unità (coscienza cosmica) e hanno la polarità (conoscenza). Devono così lasciare senza indugio il paradiso, il giardino dell’unità, e precipitano nel mondo polare delle forme materiali.

Questa è la storia del peccato originale. Con questa ” caduta ” l’uomo precipita dall’unità nella polarità. Le mitologie di tutti i popoli e di tutti i tempi conoscono questo tema centrale dell’umanità e lo rivestono di immagini analoghe.

Il peccato dell’uomo consiste nell’essersi separato dall’unità.

L’uomo si trova ora con una coscienza polare – è peccatore. Non c’è una motivazione di questo in senso causale.

Questa polarità costringe l’uomo a seguire la sua via attraverso gli opposti finché non ha imparato e integrato tutto e può diventare ” perfetto “, come è perfetto il Padre nei cieli. Il ” peccato originale” fa capire chiaramente che il peccato non ha niente a che vedere col comportamento concreto dell’uomo. Nel corso della storia la chiesa ha trasformato il concetto di peccato e insegnato all’uomo che il peccato è male ed è evitabile agendo in modo corretto. Il peccato però non è un polo nell’ambito della polarità, ma la polarità stessa. Il peccato perciò non è evitabile – ogni azione umana è peccato.

Questo messaggio lo ritroviamo espresso perfettamente nella tragedia greca, il cui tema centrale è che l’uomo deve costantemente decidere tra due possibilità, ma è sempre colpevole indipendentemente dalla sua decisione.

Per la storia del cristianesimo questo malinteso teologico del peccato ha avuto un grande peso. Il costante tentativo dei credenti di non commettere peccato ed evitare il male ha portato alla repressione di determinati aspetti classificati come male e di conseguenza alla creazione di un’immensa zona d’ombra.

Questa ombra ha fatto si che il cristianesimo, purtroppo, sia diventato una delle religioni più intolleranti, responsabile dell’Inquisizione, dei roghi delle streghe e di genocidi. Il polo non vissuto si realizza sempre – esso sorprende le anime nobili proprio quando non se l’aspettano.

La polarizzazione di ” bene ” e ” male ” come contrasti ha portato nel cristianesimo anche ad un confronto – che non ritroviamo in altre religioni – fra Dio e il diavolo come rappresentanti del bene e del male. Facendo del diavolo l’oppositore di Dio, si è portato, senza rendersene conto, Dio nella polarità – ma in questo modo Egli perde la sua forza risanatrice. Dio è l’unità, che unisce in sé tutte le polarità, e quindi naturalmente anche ” bene ” e ” male “; il diavolo invece è la polarità, il signore della separazione o, come disse Gesù, ” il signore di questo mondo”. Così il diavolo viene sempre corredato di simboli della divisione: corna, zoccolo biforcuto, forcali, ecc. Per usare questa terminologia, diciamo che il mondo polare è diabolico, cioè peccatore. Non c’è possibilità di cambiarlo – per questo tutti i veri Maestri invitano a lasciare il mondo polare.

Qui troviamo la profonda differenza tra religione e lavoro sociale. La vera religione non ha ancora intrapreso tentativi di fare di questo mondo un paradiso, ma ha insegnato la via che da questo mondo porta all’unità. La vera filosofia sa che in un mondo polare non si può realizzare un solo polo – in questo mondo ognuno deve pagare ogni gioia con un uguale dolore. In questo senso per esempio la scienza è ” demoniaca ” perché promuove la polarità e la molteplicità. Ogni utilizzazione funzionale delle possibilità umane ha sempre qualcosa di demoniaco, perché l’applicazione di qualunque tipo lega l’energia alla polarità e impedisce l’unificazione. È questo il significato delle tentazioni di Gesù nel deserto: il diavolo invita in effetti Gesù soltanto amettere le sue capacità al servizio di innocui e addirittura utili cambiamenti.

Ben inteso, se noi definiamo qualcosa ” demoniaco “, non intendiamo affatto demonizzare qualcosa, ma semplicemente abituare a riferire i concetti di peccato, colpa, diavolo semplicemente alla polarità e a definire quindi in questo modo tutto ciò che ne fa parte. Qualunque cosa l’uomo faccia, diviene colpevole e quindi peccatore. È importante che l’uomo impari a vivere con questa sua colpa, altrimenti diventa disonesto nei confronti di se stesso.

La redenzione dalla colpa è la conquista dell’unità – ma raggiungere l’unità è impossibile a chi cerca di evitare una metà della realtà. È questo che rende così difficile la via che porta alla salute – perché bisogna passare attraverso colpa e peccato.

Nei Vangeli viene continuamente descritto questo antico malinteso relativo al peccato: i Farisei rappresentano l’opinione ecclesiastica, che cioè la salvezza dell’anima la si ottiene osservando i precetti ed evitando il male. Gesù li smaschera con le parole: ” Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”, ed è, naturalmente, lui il primo a non scagliarla.

Nel discorso della montagna supera e relativizza la legge mosaica, che era stata fraintesa attraverso un’interpretazione letteraria, dicendo che già il pensiero ha lo stesso peso della sua realizzazione materiale e concreta. Si dovrebbe notare che il discorso della montagna non rafforza i comandamenti né li rende più difficili, ma smaschera l’illusione che nella polarità sia possibile evitare il peccato. Ma già duemila anni fa l’insegnamento puro era così urtante e irritante che si cercava di eliminarlo da questo mondo. La verità irrita, da qualunque bocca venga pronunciata. Essa spazza via tutte le illusioni con le quali il nostro Ego cerca di salvarsi.

Nello Shinjinmei, il più antico e importante testo del buddhismo Zen, si legge al 22° versetto: ” Se ci resta soltanto una concezione minima di ciò che è vero e di ciò che è falso, il nostro spirito va in rovina per la confusione “.

Il dubbio che spacca la polarità in contrari, è il male, e tuttavia è anche il giro vizioso necessario per capire e tornare all’unità. Per la vera conoscenza noi abbiamo sempre bisogno di due poli, però non dovremmo fermarci alla loro diversità e al loro carattere opposto, ma utilizzare la loro tensione come spinta ed energia per trovare il cammino che porta all’unità. L’uomo è peccatore, è colpevole – ma proprio questa colpa lo contraddistingue, perché è il pegno della sua libertà.

Il segreto del male consiste in ultima analisi nel fatto che il male in realtà non esiste.

All’inizio era la luce come unità che tutto abbraccia.

Al di fuori di questa luce non c’era nulla, altrimenti la luce non sarebbe stata l’unica cosa esistente. Solo con la polarità nascono le tenebre, al solo scopo di rendere la luce percepibile.

Il buio è quindi un puro prodotto artificiale della polarità, necessario per rendere la luce visibile sul piano della coscienza polare. In questo modo il buio serve alla luce, l’alimenta, ” porta la luce “, come ci ricorda il nome di Lucifero (Luci feros – Portatore di Luce). Se sparisce la polarità, sparisce anche il buio, perché non ha un’esistenza sua propria. La luce esiste, il buio no. Per questo la tanto spesso citata lotta tra le forze della luce e le forze delle tenebre non è una lotta autentica, perché la conclusione è da sempre conosciuta.

Il buio non può conquistare la luce.

La luce però trasforma continuamente il buio in luce – motivo per cui il buio deve evitare la luce se non vuole che la sua non-esistenza sia smascherata.

Questa legge si ripete fino al nostro mondo fisico – perché, “come fuori così dentro, come in alto così in basso”.

Supponiamo di avere una stanza pieno di luce, e fuori da questa stanza regnano le tenebre. Si possono aprire porte e finestre e far entrare le tenebre – ma le tenebre non oscureranno la stanza, sarà la luce che trasformerà le tenebre in luce. Capovolgiamo l’esempio: abbiamo una stanza buia circondata fuori da luce. Apriamo ancora una volta porte e finestre: anche questa volta la luce trasformerà le tenebre e riempirà la stanza di luce.

Il male è un prodotto artificiale della nostra coscienza polare, proprio come spazio e tempo, e serve a far percepire il bene; è la placenta della luce.

Guardare le cose è la grande formula magica dell’autoconoscenza. Guardando le cose se ne trasforma la qualità, perché in questo modo si porta luce, cioè coscienza, nel buio.

La meta ultima dell’uomo – possiamo anche chiamarla saggezza o illuminazione – è la capacità di guardare tutto e di riconoscere che tutto è bene così come è.

Un simile atteggiamento significa vera autoconoscenza.

La meta è imparare a guardare le cose e gli eventi di questo mondo senza che il nostro Ego provi subito attrazione o ripulsa; dobbiamo imparare a considerare con animo sereno tutti i giochi molteplici dell’illusione di Maja.

Quando l’uomo trova in sé la propria legge, si libera da tutte le altre. La legge più autentica di ogni individuo è trovare il proprio centro, il proprio Sé, e realizzarlo, ovvero diventare una cosa sola con tutto ciò che esiste.

Lo strumento che serve a unire gli opposti lo chiamerei Amore.

Difficile parlare di questo incommensurabile concetto…eppure in realtà estremamente semplice.

Premetto che utilizzo la parola Amore come la Parola Dio, non per dare un nome qualcosa ma per proteggere provvisoriamente qualcosa a cui non si può dare un nome.

Il principio dell’amore è aprirsi e lasciar entrare qualcosa che fino a quel momento era fuori. L’amore tende all’unione – l’amore vuole fondere, non separare.

L’amore è la chiave per unire gli opposti, perché trasforma il Tu in Io e l’Io in Tu.

L’amore è un dir di si senza limitazioni e condizioni.

L’amore vuole diventare una cosa sola con tutto l’universo, e finché non ci si riesce, non abbiamo ancora realizzato nulla di simile all’Amore.

Finché l’amore sceglie ancora, non è vero amore, perché l’amore non separa, mentre la scelta separa. L’amore non conosce gelosia, perché non vuole possedere: vuole soltanto manifestarsi.

Simbolo di questo amore che tutto abbraccia è l’amore con cui Dio ama gli uomini. Non è concepibile che Dio suddivida il suo amore in modo differenziato. A nessuno verrebbe in mente di essere geloso perché Dio ama anche un altro. Dio – l’Unità – non distingue bene e male – e per questo è l’amore. Il sole invia il suo calore a tutti gli uomini e non spartisce i suoi raggi a seconda dei meriti. Soltanto l’uomo si sente chiamato a gettare pietre su un presunto “peccatore”- ma non

dovrebbe stupirsi del fatto di colpire sempre soltanto se stesso. L’amore non conosce impedimenti, l’amore trasmuta.

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